
Si può dire che la nostra vita conscia abbia avuto inizio quando abbiamo cominciato a pensare. Il pensiero guida i desideri, le scelte, le sensazioni…dunque guida le nostre vite.
Diventa quindi importante sapere come utilizzare questo strumento così potente in modo consapevole. Esatto, il pensiero è uno strumento, non siamo noi, non è qualcosa di scritto nel nostro DNA, è solo un mezzo che possiamo impiegare a nostro favore o a nostro sfavore, che porta in sé abitudini utili o dannose.
Ciò che pensiamo plasma la nostra realtà e determina il nostro futuro attraverso le azioni che decideremo di compiere o che sceglieremo di evitare, e questo è uno dei principi alla base delle scienze cognitive e di molte teorie psicologiche.

Iniziamo a conoscere innanzitutto le modalità di pensiero le modalità di pensiero che nascono da schemi abituali limitanti: il pensiero indifferente, che rappresenta l’errore di chi porta avanti sempre i soliti schemi, senza mai rinnovarli, precludendosi così la possibilità di evolvere (“lo so già”, “io sono fatt* così”,”sempre a me”…); il pensiero indeciso, del quale sono vittime le persone che valutano all’infinito le varie opzioni, cercando continuamente il possibile errore e che per questo non passano mai all’azione; il pensiero inflessibile utilizzato da chi preferisce la velocità a discapito dell’accuratezza, da chi fatica a cogliere la complessità e a valutare in modo accurato i rischi e le possibilità.
Dan Pontefract, nel suo libro Open to Think, ci aiuta a riflettere sul nostro modo di pensare, esplorando tre fasi del pensiero che devono essere in rapporto reciproco, dinamico e continuo: il pensiero creativo, che porta ad uscire dai soliti schemi e a generare nuove idee, il pensiero critico, che serve ad analizzare la realtà che percepiamo per prendere “buone” decisioni in tempi sufficientemente rapidi, e il pensiero applicato, che ci aiuta a tradurre in pratica ciò che sappiamo essere giusto e a mantenere i propositi.
L’ obiettivo generale di Dan Pontefract è quello di aiutare le persone a diventare “pensatori aperti”, cioè in grado di rendere coerenti e più consapevoli l’immaginazione, la pianificazione e l’azione.
Andiamo ora a vedere nel dettaglio le tre categorie chiave del “pensiero aperto”:
- Il pensiero creativo ha bisogno di tempo e di spazio. L’attaccamento ai risultati nel breve termine, rende il processo decisionale debole, affrettato e ancorato alle abitudini. La mente, per trovare nuove soluzioni, ha bisogno di poter vagare, di essere libera e senza forzature, di avere tempo per stare nella “dimensione della possibilità”. Lo scopo è trovare un sano equilibrio tra azione e riflessione, magari pianificando degli spazi dedicati alla lettura, alla riflessione senza distrazioni, con l’unico obiettivo di non avere obiettivi e di lasciare la mente aperta. Un po’ come fa Bill Gates con la “Week Think”, una settimana che dedica esclusivamente alla lettura e all’esplorazione di nuove possibilità.

Il pensiero creativo è il primo a soccombere quando siamo sovraccarichi e questo porta ad attaccarsi ancora di più agli schemi abituali e a scegliere azioni che rendono le situazioni sempre più stagnanti.
“Quasi ogni giorno passo molto tempo seduto a pensare. Questo è molto raro in America. Io leggo e penso, poi leggo e penso ancora, e prendo meno decisioni di impulso rispetto alla maggior parte delle persone nel mondo degli affari”. Warren Buffett
- il pensiero critico è quello che ci permettere di analizzare fatti e idee e ci consente di prendere “buone” decisioni. Anche il pensiero critico è minacciato dalla rapidità decisionale attivata dal desiderio di risolvere i problemi il prima possibile. Questa abitudine a cercare sempre soluzioni facili e veloci, porta a sentirsi a disagio nelle situazioni in cui vi sono più posizioni o idee contraddittorie e quando le circostanze sono complesse, cioè quando non è possibile arrivare a soluzioni completamente giuste o completamente sbagliate. Questa sensazione di scomodità e scarso controllo, porta le persone a rifugiarsi nelle idee che confermano ciò che già pensano e a evitare situazioni o informazioni che potrebbero mettere troppo in discussone il proprio modello di riferimento. Il pensatore critico è curioso, è disposto ad ascoltare tutte le posizioni, è consapevole dei propri pregiudizi e delle proprie preferenze, è disponibile ad analizzare i fatti, a farsi contaminare da nuove idee e a rivedere la propria posizione.

- Il pensiero applicato è il più difficile da implementare e migliorare perchè è nelle azioni che proiettiamo il nostro valore. Si crede che fare le cose rapidamente sia sempre un sinonimo di efficienza. Per questo è facile cedere alla lusinga di dare sempre un’immagine di noi performante e iperproduttiva, senza chiederci se questo è il modo migliore di agire per ottenere buoni risultati nel lungo termine e se tale comportamento rappresenta chi vogliamo essere veramente.
Il pensiero applicato è legato al concetto neuropsicologico di “funzioni esecutive”. Le funzioni esecutive compredono tutte le funzioni cerebrali deputate al controllo e alla pianificazione del comportamento. Di esse fanno parte la capacità di strutturare sequenze di azioni, la capacità di focalizzare e spostare l’attenzione, l’inibizione e l’autocontrollo.
Quindi per essere realmente efficaci bisogna sapere cosa fare ma anche cosa non fare.

In questa epoca di distrazione cronica e azione compulsiva possiamo alimentare il pensiero applicato ricordandoci quattro caratteristiche chiave delle funzioni esecutive:
- consapevolezza e attenzione: riconoscere ciò che è rilevante e concentrarci su azioni specifiche evitando il multitasking;
- flessibilità: considerare ed accettare che le situazioni possono cambiare, essere pronti ad adattarsi mantenendo la disponibilità a riconoscere gli errori commessi;
- fermezza: bloccare le distrazioni e tutto ciò che non è necessario allo svolgimento di quello che stiamo facendo in un determinato momento;
- umanità: mantenere una connessione con gli altri, riconoscere ed evitare i giudizi, provare a vedere le cose da altri punti di vista.
Quando agiamo è importante avere sempre chiaro il nostro scopo personale, cioè il vero motivo per il quale abbiamo preso quella decisione, dato che nel fare troppo potrebbe venire meno il senso delle nostre azioni.
Dunque, per coltivare un pensiero aperto è importante imparare a passare in modo fluido tra pensiero critico, creativo e applicato, con la curiosità e la disponibilità a considerare punti di vista differenti, e con la consapevolezza di chi siamo e di ciò che è importante per noi.
L’uomo è ciò in cui crede. L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri quindi spesso l’uomo diventa quello che crede di essere. Buddha
